La storia del Cerotto
Da rimedio antico a dispositivo medico avanzato

Oggi consideriamo il cerotto un oggetto banale, presente in ogni casa, borsa o kit di primo soccorso. Eppure, la sua evoluzione affonda le radici in millenni di storia della medicina, trasformandosi da composto artigianale a presidio medico altamente tecnologico.
In questo articolo ripercorriamo le tappe fondamentali della storia del cerotto, analizzando l'origine del suo nome, i metodi di medicazione del passato e il suo ruolo nella medicina moderna.
Qual è il significato di "cerotto" e perché si chiama così?
Il termine cerotto deriva dal latino cerotum (o ceratum), a sua volta mutuato dal greco kērotón, parola composta da kērós, ovvero "cera".
Storicamente, il cerotto non indicava una striscia adesiva come la intendiamo oggi, ma un impasto a base di cera d'api, olio e resine applicato su un pezzo di stoffa o cuoio. La cera serviva a dare consistenza al composto, a far aderire la medicazione alla pelle e a creare una barriera protettiva contro gli agenti esterni.
Con il passare dei secoli, il nome è rimasto per indicare qualsiasi supporto adesivo applicato sulla cute per proteggere una lesione o somministrare principi attivi.
Come si curavano le ferite nel Medioevo?
Nel Medioevo la cura delle piaghe e delle ferite univa principi di botanica, alchimia e pratiche empiriche. Non conoscendo l'esistenza dei batteri né il concetto di asepsi, i trattamenti miravano a proteggere la lesione e a favorire la cicatrizzazione attraverso la cosiddetta "teoria dei liquidi" ed erbe medicinali.
Le medicazioni medievali prevedevano comunemente:
• Empiastri e cerotti di cera: composti da cera d'api, resine di conifere, pece, miele e grasso d'animale (come lo strutto), spalmati su teli di lino per sigillare i tagli.
• Erbe ed estratti naturali: uso di piante dalle proprietà antibatteriche e astringenti come piantaggine, iperico, mirra ed estratto di corteccia.
• Vino e aceto: impiegati per lavare le ferite grazie alla loro naturale azione antisettica.
• Cauterizzazione: per le ferite più gravi o emorragiche si utilizzavano ferri incandescenti o olio bollente per bloccare l'infezione e fermare il sanguinamento.
L'invenzione del cerotto adesivo moderno, pronto all'uso e sterile, arriverà soltanto tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, rivoluzionando la gestione delle lesioni quotidiane.
I cerotti sono considerati dispositivi medici?
Sì, i cerotti sono classificati a tutti gli effetti come Dispositivi Medici.
Secondo la normativa europea, i cerotti di fissaggio, le strisce adesive per medicazione e i cerotti chirurgici rientrano nella categoria dei dispositivi medici non invasivi (solitamente in Classe I o Classe IIa a seconda che siano sterili o traspiranti per l'uso su cute lesa).
Per essere immessi sul mercato devono rispettare precisi standard di qualità e sicurezza:
1. Biocompatibilità: non devono rilasciare sostanze tossiche o provocare reazioni allergiche gravi.
2. Ipoallergenicità e traspirabilità: l'adesivo deve garantire la tenuta senza danneggiare la cute al momento della rimozione.
3. Sterilità (ove richiesta): per le medicazioni da contatto diretto su ferite aperte o accessi vascolari.
Dal semplice impasto di cera d'api medievale ai moderni cerotti in TNT ipoallergenici o in silicone, il cerotto ha fatto molta strada. Oggi rappresenta una garanzia fondamentale di igiene, protezione e comfort per la salute quotidiana.